Poi ci torniamo su con calma, intanto qualche flash con l’adrenalina ancora in circolo:
- non da club esclusivo, non da superlega, ma l’atmosfera di reale comunità: grandi del vino diversissimi per temperamento, percorsi, stili, che incarnano la reciprocità senza tante chiacchiere;
- il debutto con l’annata 2018 dei nuovi Barolo che ampliano ulteriormente la già galattica rosa di Grand Cru curata da Elena Penna e Luca Currado. Un Cerequio di stampo dichiaratamente sudista, un Ravera (qui in realtà un ritorno) super contemporaneo tutta golosità e slancio, un Monvigliero (con quota importante di vinificazione a grappolo intero) intrigante calameontico: al di là della “classifica”, altre opzioni che si aggiungono ai super classici Brunate, Lazzarito e Rocche per bere bene senza annoiarsi e cercare il nebbiolo adatto ad ogni piatto, stagione, umore;

- Eric Rousseau che prende appunti sulle mappe delle MGA di Enogea e fa domande e si concentra come neanche noi alla prima serata del primo livello Ais: forse è LA cosa che più resta negli occhi (anche più della magnum di Clos Saint Jacques 2009 da lui portata e personalmente servitaci, toh! ?? );
- Jerémy Seyesses del Domaine Dujac: enzima e collante che viaggia solo con vini dal magico a salire (come il suo Granchères 2001 mg);
- Frédéric Mugnier, Marie-Andrée Mugneret-Gibourg, Dominique Lafon, Nicolas Méo che bevono e si riversano – tra gli altri – Antonella Corda, Nanni Copé, Quintarelli, Bruno Giacosa, Roagna, Lungarotti: non una brutta maniera di restare noi, mentre qualcuno ancora sembra divertirsi a giocare alla guerra.

