Non è il brutto anatroccolo che sembrava 15-20 anni fa, complice l’ampia serie dominante di vini rustici, imprecisi o – peggio ancora – che cercavano di giocare la partita del presunto grande rosso importante, perdendola in partenza.
Ma sarebbe ugualmente un errore prospettico, a mio avviso, pensare che il Piedirosso sia diventato nel frattempo incantevole cigno. Resta una varietà difficile da seguire in vigna e in cantina, con pochi territori e interpreti capaci di esaltare al meglio il suo dna così peculiare, e oltretutto con limitati margini di crescita “quantitativa” in rapporto al contesto ambientale e agricolo che caratterizza i suoi distretti tradizionali (Campi Flegrei e Vesuvio in testa).
I migliori Per’e Palummo si confermano comunque i rossi campani più divertenti, eclettici e contemporanei. Vini da poter stappare quasi in ogni occasione e con declinazioni non certo da “pensiero unico”: c’è il tipo gluglu pronti via e quello ombroso da attendere, il blablabla insieme al silenzioso, il marino e il terragno.
Con questo spirito “trasversale” da Campania Stories 2021 mi porto quindi via:

*Piedirosso dei Campi Flegrei 2020 Agnanum perché è un 2019 (già buonissimo) più spensierato e soave.
* Piedirosso dei Campi Flegrei Colle Rotondella 2020 Astroni perché è gioioso e sexy come il 2018 ma con la spina dorsale e la profondità del 2019.
* Piedirosso dei Campi Flegrei 2017 Contrada Salandra perché dopo sei ore di buio mutismo, si illumina all’improvviso e non smette di raccontare cose belle.
* Piedirosso dei Campi Flegrei Vigna Madre 2019 La Sibilla perché dice che sì, si può fare anche il Piedirosso da invecchiamento senza necessariamente forzare la mano e snaturarlo.
* Pompeii Rosso 2020 Bosco de’ Medici perché è il rosso semplice ma non scontato o banale che vorrei sempre trovare in mescita.

