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Poggio ai Chiari | Sabbia, tempo e sangiovese

“Faccio un salto nel Romano”. E’ incredibile come questa espressione sia ancora usata dai vecchi della zona che attraversano il confine tra Toscana e Umbria, recandosi in quello che fino al 1860 era lo Stato Pontificio.

Siamo vicino Chiusi, in una terra che è sempre stata di confine, tanto che da queste parti sono sorte due torri militari dai nomi curiosi.
La prima si chiama “Beccati questo” ed è stata edificata, pare, nel 1279, dai guelfi del Vescovo Guglielmino, usciti vittoriosi da uno scontro contro i ghibellini. La seconda è di pochi anni più tardi (1288), opera dei Perugini che risposero all’offesa chiamando la propria torre, più grande della prima e più in alto, “Beccati quest’altro”.
E’ in questa zona di marca, tra quello che fu il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, oltre che tra il lago di Chiusi e il Trasimeno, che si trova Colle Santa Mustiola*. Cantina forse non conosciutissima ma degna di essere vista, al centro di un interessantissimo percorso sul sangiovese e capace di vini autentici, strettamente legati ai caratteri della zona e molto, molto longevi.
Il merito dell’impresa è tutto di Fabio Cenni, vignaiolo sognatore e radicale, capace di avviare una  clamorosa sperimentazione che ha portato all’individuazione di un patrimonio genetico di 28 cloni di sangiovese, di cui 4 pre-filossera, da un vecchio vigneto ad alberello.
Oggi gli ettari sono 5, tutti con densità molto elevate, e poggiano su terreni alluvionali, ricchi di sabbia, ciottoli e argilla. Anche il clima è ideale, mitigato dalla presenza del lago. Non meno affascinante è la cantina, ricavata in una grotta abbandonata che, indaga indaga, scava scava, ha mostrato inequivocabilmente di essere stata una tomba etrusca.
Il sangiovese è l’unico vitigno coltivato in azienda mentre il vino più importante è il Poggio ai Chiari, che proviene da una vigna esposta a nord – est. Qualche giorno fa ho (ri)stappato una bottiglia di 2006 (fresco di Tre Bicchieri) e l’ho trovato, ancora una volta, assai seducente. E’ incredibile quanto sia ancora giovane ma allo stesso tempo gustoso, addirittura setoso nella trama tannica. Conoscendo le sue potenzialità evolutive per aver messo il naso su qualche vecchia boccia, non faccio fatica a pronosticargli un futuro luminoso.
“Beccati questo”, sembra voglia dirmi sto cavolo di vino. Da perugino lo accetto, ma sto già pensando al mio “beccati quest’altro”…

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