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Domaine de Trevallon 2001 | Una specie di 'fiorentina' liquida

Sogghigno, passando davanti allo specchio, al pensiero di quegli ignari che strabuzzano gli occhi, apprendendo coordinate sommarie del mio strano lavoro.

‘Davvero assaggi i vini? Ma che meraviglia, chissà che bello e come ti diverti…’.
Sogghigno e vedo un tizio che non riconosco. Gonfio, panciuto, frastornato dalla solforosa, con le occhiaie tipo panda e i denti neri, aggrediti da minacciosi tannini e subdoli antociani.
Eccolo, il mio bel lavoro. Il risultato di mesi di degustazioni seriali, capaci di far passare la voglia di stappare una bottiglia al più incallito degli avvinazzati.
Poche deroghe alla regola aurea della birra fresca a fine giornata. Una specie di piacevole e spumeggiante metadone.
Quali deroghe? Difficile scostarsi da soluzioni gasdotate servite a basse temperature. Se ci vedete ciondolare e avete uno sciampagnino in frigo, insomma, fateci un fischio.
Ridotto all’osso, manco a dirlo, il consumo di vino rosso. Che deve comunque rispondere a certe caratteristiche, a cominciare da una certa levigatura impressa dal tempo. Condizioni complesse e assai rischiose, che impongono scelte ben ponderate, figlie dell’esperienza e di una buona dose di intuito. Il pericolo è dietro l’angolo e ogni mossa azzardata può risultare letale.
Per farla breve, tra i pochissimi vini rossi bevuti in questo periodo, devo dire che un esemplare di Trevallon 2001 ha superato brillantemente la prova. Noto agli appassionati per la sua originalità, il Domaine che lo produce si trova a Saint-Etienne-du-Grès, meno di trenta chilometri a sud di Avignone. Qui albergano prevalentemente uve nere, cabernet sauvignon e syrah, e una piccola parcella di varietà bianche. Marsanne, Roussanne e Chardonnay.
Ecco perché la storia si complica. La base varietale del rosso in questione, tra gli artefici del rinascimento della zona, all’inizio degli anni Ottanta, determinò l’esclusione dalla denominazione nel 1993. La causa? Il cabernet sauvignon. Da aggiungere per una quota massima del 20%, secondo l’AOC Baux de Provence, e proposto invece in quantità paritaria al syrah dalla famiglia Dürrbach, alla guida del Domaine.
Risultato: Trevallon fuori dalla denominazione e tanti saluti a tutti. Così vanno le cose vinose anche oltre le Alpi, evidentemente.
Detto questo, il mio Vin de Pays des Bouches du Rhone 2001 era semplicemente stre-pi-to-so. Un rosso certamente materico ma allo stesso tempo affusolato, denso eppure vibrante. I profumi attaccano su note di menta appassita e violetta, per virare rapidamente su toni affumicati e sassosi. Magistrale la coerenza in bocca dove emerge da subito una ventata di pepe nero e carne alla brace, attraversata da una pervasiva sensazione ematica.
Ecco, devo ammetterlo, bevendo questo vino ho pensato a più riprese che avrei potuto tranquillamente fare a meno di mangiarci qualcosa. Aveva in sé l’abbinamento. Una bella bistecca alla brace, cotta al sangue e ben condita.
Suggestioni? Farneticazioni? Forse. Ma va detto che le inalazioni quotidiane di SO2 non aiutano…

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