La sera che scoprii alcuni significativi retroscena su babbo Natale, non ci rimasi così male come quando ho definitivamente realizzato (dopo mille resistenze, negazioni e rimozioni) che per fare un vino buono, anche molto buono, perfino grande, non è richiesto essere: intelligenti, gradevoli, sensibili, empatici, sexy, esperti di Sofficini.
Anche perché, pensa te che rivelazione, quello che risulta amabile a me può risultare detestabile a te. Prendi il Panda o Ciccio Confuron: per qualcuno sono dei fetentstrunz senza appello, per altri solo peluche teneroni che giocano a fare gli orsi cattivi.
Questo vino gli somiglia molto, o perlomeno all’idea che mi sono fatto di lui/loro.
Criticabile per mille motivi al primo contatto: scuro, spruzzato di ciprie, fard ed essenze da lupanare e contessa miseria, poco riconoscibile come Chambolle (ammesso che da Chambolle ci dobbiamo aspettare sempre il sorriso salvifico e mortale di quella ragazza che tu sai).
E però ugualmente capace di proseguire lo scambio e la conversazione, senza perifrasi formali né vuoti di sapore: rigore, sostanza, tempo speso bene.


